Parigi, un atto criminale volto a creare un clima di guerra nell’opinione pubblica
I comunisti italiani, sgomenti, esprimono dolore, cordoglio e solidarietà nei confronti dei familiari delle vittime e del popolo francese per il grave attentato che lo ha colpito.
L’attentato di Parigi si configura come un atto criminale assolutamente inquietante, volto a creare un clima e pulsioni di guerra e ritorsione nell’opinione pubblica francese ed europea, per trascinarla sul terreno di reazioni emotive volte a giustificare nuovi interventi militari nei confronti di Paesi additati come ostili e nemici.
Temiamo seriamente di essere in presenza di una sorta di 11 settembre della Francia (e dell’Europa), tramite il quale forze oscure, contrarie alla pace, vogliono indurre l’opinione pubblica francese ed occidentale ad una reazione di guerra in nome della lotta contro l’estremismo islamico, ad una nuova crociata contro gli infedeli, che tenda ad assumere il carattere di uno “scontro di civiltà”.
Come per l’11 settembre, in cui l’attentato alle Due Torri – attribuito ad estremisti islamici – servì all’imperialismo americano per scatenare l’aggressione e l’occupazione dell’Afghanistan (accusato di proteggerne i mandanti); così oggi l’attentato di Parigi viene attribuito da una potente campagna mediatica all’ISIS o ad analoghe entità fondamentaliste della Stato Islamico.
Si tratta di quelle stesse entità, che sono state armate e sostenute fino ad ieri dagli Usa, dalla Gran Bretagna, dalla Francia per destabilizzare ed aggredire la Libia, la Siria, l’Iraq (domani forse l’Iran), al fine di rafforzare e giustificare l’escalation della presenza militare atlantica in Medio Oriente, o in altre regioni nevralgiche del mondo. E che oggi sfuggono al controllo dei loro padroni, o ne sono in qualche misura manovrate.
Difficile non ricordare, in questo contesto, il monito di Papa Francesco, che ancora di recente ha detto che “siamo già entrati nella Terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli”.
Siamo fortemente preoccupati per le sorti della pace mondiale, che vediamo oggi seriamente minacciata da una escalation di guerra economica e militare imperialista che, anche nella più recente crisi Ucraina, rivela un crescendo di ostilità nei confronti della Russia, della Cina, di tutte le forze che nel mondo fanno da contrappeso alla potenza Usa e atlantica.
Siamo anche preoccupati (a volte scandalizzati) per l’indifferenza o l’opportunismo con cui anche forze che si vorrebbero democratiche o di sinistra si sottraggono ad una precisa analisi e assunzione di responsabilità in materia di pace e guerra.
Invitiamo tutte le compagne e i compagni, tutte le forze progressiste e coerentemente contrarie a tale pericolosa escalation, a dare anche nelle prossime ore il loro contributo di informazione e orientamento lucido e responsabile sulle cause primarie dell’attuale tensione nel quadro internazionale.
L’Italia, membro attivo della NATO, non è certo estranea a questo teatro inquietante di escalation militare. I governi italiani che si sono succeduti in questi anni hanno pesantemente contribuito e avallato tale escalation: Iraq, Yugoslavia, Afghanistan, Libia, Siria, Ucraina…
E’ necessario operare affinchè tutte le forze amanti della pace e contrarie a tale politica di aggressione, comunque collocate, diano il loro contributo per fermare questa marcia verso un conflitto globale, prima che sia troppo tardi.
La stessa elezione del nuovo Presidente della Repubblica può e deve essere innanzitutto l’occasione per favorire l’ascesa al Colle di una figura che – diversamente dal ruolo deteriore svolto da Giorgio Napolitano – possa dare un contributo almeno in parte favorevole ad una collocazione internazionale dell’Italia meno subalterna al sistema di guerra e di aggressione militare, più disponibile ad una linea di cooperazione internazionale multipolare. In coerenza coi valori e coi principi della nostra Costituzione.
Fausto Sorini, segreteria nazionale PCdI, responsabile Esteri
La firma dei killer, noti alla
polizia e ai servizi segreti
Manlio Dinucci
Veri e propri commandos, da come si muovono, da come sparano. Non a raffica per
non sprecare cartucce, ma con uno-due colpi su ogni vittima, come il
poliziotto ferito che viene freddato con un solo colpo dal killer che,
continuando a camminare, raggiunge la macchina e, prima di salire, raccoglie
con calma una scarpa caduta (che avrebbe potuto costituire una prova all’esame
del Dna). Ma quando i due, con una preparazione da forze speciali, cambiano macchina,
«dimenticano» (secondo la versione della polizia) sulla prima vettura una delle
loro carte di identità. Firmano così ufficialmente l’attentato. Poche ore dopo
si conoscono in tutto il mondo i loro nomi e le loro biografie: «due piccoli
delinquenti radicalizzati, noti alla polizia e ai servizi di intelligence
francesi».
Non può non tornare alla mente, in quello che viene definito «l’11 settembre
della Francia», l’11 settembre degli Stati uniti: quando, poche ore dopo
l’attentato alle Torri Gemelle, già circolavano i nomi e le biografie di quelli
che venivano indicati come gli autori membri di Al Qaeda. O l’assassinio di
Kennedy, di cui immediatamente si trova il presunto autore. Lo stesso, avvenuto
in Italia, con la strage di Piazza Fontana. Legittimo quindi il sospetto che,
dietro l’attentato in Francia, ci sia la lunga mano dei servizi segreti.
I due presunti autori (se le loro biografie sono vere) appartengono a quel
mondo sotterraneo creato dai servizi segreti occidentali, compresi quelli francesi,
che hanno finanziato, armato e addestrato in Libia nel 2011 gruppi islamici
fino a poco prima definiti terroristi, tra cui i primi nuclei del futuro Isis;
che li hanno riforniti di armi attraverso una rete organizzata dalla Cia
(documentata da un’inchiesta del New York Times nel marzo
2013) quando, dopo aver contribuito a rovesciare Gheddafi, sono passati in
Siria per rovesciare Assad e attaccare quindi l’Iraq (nel momento in cui il
governo al-Maliki si allontanava dall’Occidente, avvicinandosi a Pechino e a
Mosca). L’Isis, nato nel 2013, riceve finanziamenti e vie di transito da Arabia
Saudita, Qatar, Kuwait, Turchia, Giordania, stretti alleati degli Usa e delle
altre potenze occidentali, tra cui la Francia. Ciò non significa che la massa
dei militati dei gruppi islamici, provenienti anche da diversi paesi
occidentali, ne sia consapevole. Resta però il fatto che dietro alle loro
maschere certamente si nascondono agenti segreti occidentali e arabi
appositamente formati per tali operazioni.
In attesa di altri elementi che possano chiarire la vera matrice dell’attentato
in Francia, è logico chiedersi: a chi giova? La risposta si trova in quanto ha
dichiarato Nicolas Sarkozy, che come presidente della Francia è stato uno dei
principali autori del sostegno ai gruppi islamici nella guerra di aggressione
alla Libia: ha definito l’attentato in Francia «guerra dichiarata contro la
civiltà, che ha la responsabilità di difendersi». Si vuole in tal modo
convincere l’opinione pubblica che l’Occidente è ormai in guerra contro chi
cerca di distruggere la «civiltà», che esso impersonifica, e deve dunque
«difendersi» potenziando le sue forze militari e proiettandole ovunque nel
mondo scaturisca tale «minaccia». Si cerca in tal modo di trasformare il
sentimento di massa per le vittime della strage in mobilitazione per la guerra.
Il David, che a Firenze è stato listato a lutto, è chiamato ora a impugnare la
spada della nuova santa crociata.
(il manifesto, 9 gennaio 2015)